: Tempistiche
Quando avevo 12/15 anni e andavo in vacanza mi piaceva spedire le cartoline. Era proprio un rituale che mi prendeva del tempo. La cosa che più mi piaceva però era, una volta a casa, vedere chi aveva scritto qualcosa a me. Era un’attesa dolcissima quella in cui non si sapeva se le poste avevano fatto il loro dovere e se qualcuno mi aveva pensato come avevo fatto io. Erano giorni, a volte settimane, di inconsapevolezza, e a quell’età ero in grado di aspettare senza problemi.
Poi vennero i cellulari. E i messaggini. E già la disponibilità ad aspettare subì un brusco taglio. Scrivi-cancelli-riscrivi. INVIO. E due secondi dopo era già “Ok, perché non mi risponde?” Poi c’era quella cosa troppo sadica delrapporto d’invio, che ti annientava la speranza di una mancata ricezione del testo. Quindi se non rispondeva era perché non voleva rispondere. Ma si sa, le eterne
ottimistecoglione come me hanno la capacità di trovare mille scuse per giustificare gli altri e quindi ci si raccontava che magari il destinatario aveva finito i soldi. [O magari era finito sotto un treno, ma questa visione ottimistica a 16 anni non ce l’avevo.]Dopo le mail. Che uno dice, oh non c’è l’attesa del francobollo, del timbro, del romanticismo del postino che mette lo scritto nella buca delle lettere. Apro hotmail, perché prima avevo hotmail, scrivo, invio e BAM, ti arriva. Eh la tecnologia. E a quel punto inizia una simil tortura:l’avrà letta? non l’avrà letta? Non vuole rispondere? Si sta prendendo il suo tempo per capire quello che ho scritto? E vabbè, c’era ancora un briciolo di rispetto per l’attesa, ero ancora disposta a sopportarla finché avevo scuse più o meno plausibili.
Poi un bel giorno un dolcissimo nerd ha inventato whatsapp. Che racchiude tutti i mali del mondo. Rapporto di consegna + ultimo accesso + it’s gratis. Che se una persona non risponde l’unica scusa plausibili è che è una merda. Finite le scuse finisce la pazienza, e la disponibilità di aspettare.
Leopardi scrisse “la felicità più compita sta nell’attesa”. Leopardi non aveva whatsapp.
Di tutto ricorderò per sempre solo che Leopardi non aveva whatsapp.
la felicità piu compita sta nell’attesa.
e io aspetto. aspetto. aspetto settembre, ottobre, e quest’anno anche novembre e dicembre e gennaio.
e aspetto il sabato mattina per nuotare e domani non si nuota!
sono problemi.
aspetto. aspetto. aspetto.
ho appena scritto una mail dicendo “certe volte basta così poco per essere felici, la felicità è tutta nel modo di guardare”.
ho 26 anni e fa caldo
è stata una molto lunga giornata e ascolta Radio Due finalmente spaparanzata a letto, e ascolto aspettando che passino quella canzone che mi piace tanto dei Of monsters and men. Vedi, aspetto. Intanto hanno passato The musical box, mica male.